giovedì 25 ottobre 2018

Quarto posto al concorso "Va' pensiero"

Ormai si sa... io adoro scrivere di storia.
Mi sembra di avere una bacchetta magica e di poter ridare vita a un tempo che non c'è più.
Certo, però, è ancora più bello agitare la bacchetta magica e catapultare se stessi nella storia.
Per esempio, in un maniero seicentesco dove il soffitto sembra aprirsi e dove tutto acquista solennità e sacralità.

E' quello che mi è successo domenica 21 quando, con una magia e un piccolo viaggio in autostrada sono passata dall'incredibile palcoscenico della Tre Monti all'affascinante Villa La Castellina di Soragna.


Il premio era di quelli prestigiosi, il "Va' Pensiero", e il livello dei premiati nella sezione narrativa lo dimostrava. Conoscevo già Gianni Gandini e Vanes Ferlini come ottimi scrittori e domenica si sono riconfermati tali.

Io sono arrivata quarta con il racconto "Il potere della scrittura" che ho realizzato questa estate sulla spiaggia della Croazia, mentre i "miei" uomini si facevano lunghi bagni in mare.
Protagonista è Carlotta del Belgio, la sfortunata imperatrice del Messico che ho "conosciuto" visitando il meraviglioso castello di Miramare a Trieste.
Un'atmosfera simile l'ho ritrovata a Soragna dove, in una sala di altri tempi, ho ricevuto una delle motivazioni più belle mai create per un mio racconto.

"Sono tanti gli ingredienti dell'autrice Lisa Laffi, narrato in prima persona. C'è la Storia, quella con la "esse" maiuscola, sebbene rimanga costantemente sullo sfondo. C'è l'Isolamento, riservato a chi viene considerato ribelle o peggio pericoloso per via di ciò che è o che rappresenta agli occhi degli altri. C'è la Follia, che non di rado è stata scambiata con ben altro. Perchè folle è chi, appunto, pretende di andare controcorrente.
C'è la Condizione della donna, spesso considerata un essere inferiore, cui non si concede nemmeno quel poco di libertà consentito dal proprio talento. E c'è infine la Scrittura, negata alla narratrice, per la quale rappresentava l'unica possibilità di riscatto e di affermazione e che alla fine le viene riconosciuta grazie al suo potere salvifico.
Perchè scommettere su di essi e sui propri talenti non è pazzia, anche se molti pretendono che lo sia; è coraggio, perseveranza e speranza in un'unica frase".

 Devo ringraziare tutti i membri della giuria per avermi premiato con 150 euro, un bellissimo diploma e un'esperienza magica come quella di Villa La Castellina, ma ancora di più Federica Pasqualetti per aver scritto questa motivazione.

E' stata bravissima a commentare il mio racconto e mi ha davvero commosso sentire le sue parole perchè mi ha davvero letto l'anima.

P.s. Un'ultima nota, meno poetica ma sentita... di questa giornata io e Alessio, che è stato carinissimo ad accompagnarmi, ricorderemo anche un'altra cosa... il culatello di Zibello assaggiato durante il rinfresco finale!!! Buonissimo!




Sabato prossimo si va alla Rocca di Vignola per la premiazione del Terra di Guido Cavani.
Non vedo l'ora...

martedì 9 ottobre 2018

Cento passi di donne contro il tumore al seno

C'è posto più bello della Rocca di Bagnara 
dove presentare il libro "Cento passi di donne"?




Domenica 7 ottobre Lisa Emiliani e Marina Giambi 
hanno fatto una vera e propria magia all'interno del castello.

Ecco gli ingredienti:
- storia: vite di grandi donne del passato attraverso la lettura del mio libro
- musica: con gli straordinari Paola Contavalli, Paola Matarrese e Pietro Beltrani
- danza: con la Società di Danze ottocentesche di Imola
- gastronomia: con l'apericena curata dallo chef Rocca de "La Locanda di Bagnara"



                  In una sala meravigliosa, illuminata per l'occasione di rosa, il colore simbolo della Lilt, abbiamo unito le forze contro un nemico subdolo come il tumore al seno.



A metà pomeriggio un momento incredibile è stata la testimonianza dell'ex giornalista del TG4 Donatella Di Paolo, colpita qualche anno fa da un tumore maligno.
Ci ha raccontato la scoperta, le domande e l'incertezza, la solitudine, ma anche la forza e la battaglia da lei messe in campo contro il "corridore", così lei l'ha chiamato, che le ultime ricerche permettono di identificare sempre meglio.
«Se sono sopravvissuta anni con Emilio Fede come direttore, posso sopravvivere anche al cancro» ha detto.
Ma la frase che più mi ha colpito è stata questa...
«Noi non possiamo aggiungere giorni alla nostra vita, ma possiamo aggiungere vita ai nostri giorni».
E' verissima ed è necessario ripetersela ogni mattina, ogni giorno.

 

Domenica 7 noi abbiamo sicuramente aggiunto un po' di vita alla nostra giornata.
Io sono tanto fiera di aver fatto parte di un bellissimo girotondo alla vita come quello di "Cento passi di donne"...





Grazie Marina, grazie Lisa per tutto









lunedì 27 agosto 2018

"La tela della morte" verrà pubblicato dalla casa editrice Le Mezzelane

Ho atteso oltre un mese per annunciarlo, temendo forse che tutto potesse scomparire come la carrozza, il vestito e gli scudieri di Cenerentola.



Di notti, però, ne sono passate parecchie e la mail è ancora lì, quindi ora inizio a credere che sia tutto vero e posso farlo sapere a tutti.

Il mio amato thriller, nato nel lontano 2015, è stato scelto dalla Casa Editrice "Le Mezzelane" e vedrà la luce nel corso del prossimo anno.


Finalista al concorso "Io scrittore" nell'anno dei 4.200 partecipanti, 2° classificato al Memorial Vallavanti Rondoni, è sempre rimasto nel cassetto perchè per lui volevo un bel futuro.

Cercavo una casa editrice seria che lo potesse pubblicare al termine di un bel processo di editing, dopo avergli confezionato una copertina da urlo e che fosse pronta a curarne la promozione e la distribuzione.

Le Mezzelane è una casa editrice di medie dimensioni NO EAP che fa tutto questo.



Le copertine di Gaia Cicaloni mi hanno colpito subito per originalità e gusto estetico, gli editor sono oltre una dozzina e tutti molto bravi, la direttrice editoriale Rita Angelelli è una forza della natura e in poco più di un anno ha già portato la casa editrice e i suoi libri alle principali fiere del settore, compreso il Salone del Libro di Torino.



Sono tantissime le iniziative volte a far leggere i libri "Le Mezzelane" e non solo il formato cartaceo.
Per la prima volta, infatti, un mio libro sarà anche in e book.

Non vedo l'ora che "La tela della morte" (nome provvisorio con cui staziona da anni nel mio Desktop) possa essere scoperto dai lettori, perchè questo libro è stato molto più "sofferto" de "Il serpente e la rosa".
Ho creato tante piste e tante ragnatele, ma ogni filo al termine del romanzo è stato ricucito perchè il lettore non provasse delusione, ma solo sorpresa e suspence.

Spero di esserci riuscita!

mercoledì 8 agosto 2018

Secondo posto al Concorso De Andrè

E' opinione diffusa che d'estate gli insegnanti non facciano niente.
Invece le cose non stanno proprio così.
Ve l'assicuro.

Prima di tutto in questi giorni io sto... imparando. 
Lo scorso anno su Facebook ho scoperto un metodo meraviglioso legato all'insegnamento della lettura e della scrittura della lingua italiana. Si chiama "Reading and writing workshop" e a giugno, dopo aver comprato il manuale di Jenny Ruiz Poletti, mi ci sono tuffata a pesce.
E' bellissimo vedere che altri, come me, pensano che a scuola si scriva troppo poco e si dia poca importanza all'amore per la lettura, ma finalmente c'è qualcuno che mi spiega praticamente cosa cambiare (tanti corsi di formazione fatti negli anni sono risultati solo teoria e zero consigli pratici).

In seconda battuta, scrivo.
E tanto.
Nelle ultime due settimane sto cercando di ultimare un libro che verrà pubblicato a ottobre.
Quindi si tratta di una vera... corsa contro il tempo.
Poi i racconti. Ne ho scritti due in Croazia, di cui vi parlerò nei prossimi giorni.

Oggi vi vorrei aggiornare a proposito del Concorso Letterario De Andrè che si è svolto a giugno a Pietracatella.

All'organizzazione erano giunte 140 opere, ma solo 12 erano arrivate in finale e la mia era tra queste.
Quando l'ho saputo ero felicissima, perchè temevo che nessuno avrebbe mai capito e apprezzato "Sfumature", il racconto più criptico che ho scritto finora.
E invece la giuria del Concorso De Andrè l'ha amato e mi ha permesso di vivere un'avventura incredibile.

Imola-Pietracatella: 497 chilometri.
Come arrivarci?
Il treno mi avrebbe portato fino a Termoli, da dove l'organizzazione si era offerta di venirmi a prendere in macchina, ma il ritorno era complicato perchè sarei dovuta stare 4 ore da sola alla stazione e sarei arrivata a Bologna alle 4 del mattino...
A quel punto ho optato per la macchina e la persona che mi sopporta da 20 anni ha deciso di farlo anche per 10 ore di autostrada. Avere Alessio al mio fianco è stato il primo tassello di un quadro meraviglioso.

Dopo 5 ore di viaggio, ho scoperto una regione, il Molise che non conoscevo, una città, Pietracatella che racchiude un gioiello incredibile (la chiesa di San Giacomo), e tanti volontari con un passione encomiabile per la cultura e l'arte.




Se a ciò si aggiunge che l'ospite d'onore era Vauro, uno dei vignettisti che stimo maggiormente in Italia, il quadro si completa. Ma c'è stato di più.
Vauro non si è rivelato solo un buon vignettista.
Ho scoperto un pensatore e un oratore incredibile, capace di fare un discorso sulla libertà che racchiude tutto ciò che penso, ma che non so dire a parole.
Ha sottolineato come siano importante l'apertura e il dialogo e quanto siano pericolose le chiusure e la paura. Se ci chiudiamo, perdiamo esperienze e occasioni.
Se non fossimo andati a Pietracatella, io e lui non avremmo mai conosciuto la bellezza della chiesa di San Giacomo e non ci saremmo mai conosciuti.
Dall'apertura e dal dialogo nasce la conoscenza. 
Ha fatto un bellissimo intervento anche sull'importanza del passaggio di conoscenza, sulle tradizioni e sulla cultura che vanno perpetuate di generazione in generazione.
Ha parlato tanto e bene. Tanto che a un certo punto io mi sono commossa (e Alessio mi ha detto che ha fatto proprio bene ad accompagnarmi perchè quelle parole da sole valevano il viaggio).

Al suo discorso sono seguite le premiazioni.
Io sono arrivata seconda nella sezione Narrativa Adulti.
Sono riuscita a raccontare bene il racconto "Sfumature", la storia di una ragazza che percorre un sentiero montuoso in varie fasi della sua vita. Ogni volta incontra una vecchia con la quale ha un dialogo particolare, ma ogni parola e ogni immagine in questo racconto hanno doppi significati e sono contenta che la giuria li abbia capiti.

Quando è toccato a me ritirare il premio, la presentatrice ha raccontato a tutti di aver letto un post proprio su questo blog nel quale parlavo di Vauro con grande ammirazione.
Per questo me l'ha fatto conoscere e il grande vignettista mi ha assicurato un abbraccio dal calore sincero.


Dopo le foto che non potevo non fare in un posto tanto bello, io e Alessio siamo andati al "Bed & Breakfast" della signora Maria nel centro del paese, dove abbiamo deciso di rimanere per la notte per non fare 10 ore di macchina in un solo giorno.
Oltre ai 100 euro del 2° posto, gli organizzatori mi hanno anche regalato il pernottamento e di questo sono loro molto grata.

In generale, comunque, mi hanno donato un'esperienza bellissima in un regione troppo spesso dimenticata e poco considerata, il Molise. 

Una terra che nasconde bellissimi tesori.

Pietratella su Wikipedia 













martedì 26 giugno 2018

Tre news e un buon proposito

Entro in punta di piedi nel mio blog e mi accorgo... che non lo aggiorno da tre mesi e un giorno. Una vita!
Di cose ne sono successe. Così tante che mi sono fatta risucchiare e non ho trovato il tempo di sistemare questo mio angolino virtuale (non che metta in ordine molto più spesso gli spazi reali).
Ora tenterò di farmi perdonare con tre aggiornamenti e un buon proposito.

Memorial Vallavanti Rondoni: "La tela della morte", il thriller che ho scritto ormai tre anni fa, è arrivato secondo al Memorial Vallavanti Rondoni.



Per me è una grande soddisfazione perchè è un romanzo che adoro e proprio per questo negli ultimi tre anni non l'ho mandato a tappeto a tutte le case editrici italiane, ma solo ad alcune selezionate.
E' un groviglio di piste (la "tela"), ma sul finale del romanzo ogni matassa si dipana e ogni filo si aggancia agli altri.
Non è stato facile.
E' il libro che ho faticato a scrivere perchè in un thriller ogni ingranaggio deve essere perfetto, se no il lettore viene inevitabilmente deluso.
Penso che i giudici del Vallavanti-Rondoni ne siano rimasti soddisfatti e questa per me è una grande vittoria.





Racconti emiliani-romagnoli: "Gli immortali" è stato selezionato e pubblicato nell'antologia di Historica Edizioni.
Quando ho completato "Il serpente e la rosa" ho subito accarezzato l'idea di scrivere racconti, ma non sapevo da dove iniziare, perchè alla soglia dei 34 anni non ne avevo mai prodotto uno. Ho iniziato da un racconto piccolo piccolo, "Gli immortali", che trae ispirazione dall'incredibile storia di Francesca (più nota come "Cecchina") Casadio, una delle donne che ho incontrato sulla mia strada mentre scrivevo "Cento passi di donne".

Si fece operare d'appendicite, nonostante fosse sana come un pesce, solo per dare una settimana di respiro a suo marito, il famoso "Moro", dal confino. La loro storia d'amore doveva diventare "immortale" e così sarà, in un certo senso, grazie a Historica Edizioni...






 



Concorso letterario De Andrè: al premio "Creuza de mar" ho mandato un racconto che io adoro, ma che temevo nessuno potesse capire perchè un pochino... criptico. :-)
Invece al concorso De Andrè "Sfumature" ha trovato degli estimatori e l'8 luglio andrò a Pietracatella, in provincia di Campobasso, come finalista.
Tra gli invitati anche il grande fumettista Vauro che sono curiosa di conoscere!



Ci sarebbero anche altre piccole news, ma per ora mi fermo qui, perchè se no mi "brucio" il proposito: aggiornare il blog più costantemente... diciamo una volta alla settimana!
Se non sono puntuale, segnatemi una crocetta come faccio io a scuola con gli alunni che non portano i compiti e alla terza dimenticanza... una bella nota.
A presto con i prossimi post!



domenica 25 marzo 2018

Colpo di scena... ho vinto il "Terra di Guido Cavani"

Ottobre 2017: arriva il 2° posto al prestigioso "Terra di Guido Cavani" in una serata magica (al mio fianco c'era la mia studentessa Lucia giunta terza nella sezione giovani)

Gennaio 2018: ricevo il primo comunicato dell'organizzazione. Si informano i partecipanti che i premi in denaro non verranno più erogati per presunte irregolarità.

Febbraio 2018: secondo comunicato dell'organizzazione che fa sapere di essersi rivolta a uno studio legale per garantire la regolarità della manifestazione. Alcuni racconti non erano inediti.



Marzo 2018: viene ufficializzata la classifica... ho vinto il "Terra di Guido Cavani"! Hanno squalificato il primo e il quarto classificato.


Quando la realtà supera la fantasia di ogni racconto...
(Il mio premio passa da 600 a 1.000 euro e mi hanno invitato alla prossima finalissima per darmi la coppa della III edizione).
Un plauso e un grazie a Moreno Coppedè e a tutta l'organizzazione.

lunedì 19 marzo 2018

Virginia Manaresi, una grande maestra di vita

Alla fine dell'incontro Virginia Manaresi, 94 anni e un carisma impressionante, ha svelato ai ragazzi presenti di essere stata rimandata in "Storia, geografia e cultura fascista", ma a giudicare da quello che abbiamo sentito oggi, direi che un grande peso l'ebbe in quel frangente solo la "cultura fascista", alla quale lei non si volle uniformare.
Oggi "Gina", è stata una grande maestra di storia e, soprattutto, di vita per i ragazzi del Ciofs e per la III C del Sante Zennaro, che nella Sala della Consulta hanno dato vita a una bellissima lezione insieme e senza barriere.
Virginia Manaresi ha insegnato a tutti come ci si debba battere per i valori e gli ideali in cui si crede, come rimanere sempre umani e come non lasciarsi andare mai alla disperazione.
Anche nei momenti più bui. Anche quando non sei più una persona, ma un numero: l'8.008...

Partiamo dagli anni '30. Come era la vita prima della guerra?
<Mancava tutto. Dal pane al vino, fino all'olio. Per condire l'insalata ne avevamo un goccino che mettevamo in una bottiglia riempita d'acqua. Avevamo anche la tessera annonaria, che ci permetteva di avere qualcosa, ma a patto di stare in fila un giorno intero>.

E le case come erano?
<Noi non avevamo corrente elettrica. Diciamo che non avevamo il problema delle bollette da pagare ma, a parte questo, non c'erano molti aspetti positivi. Non avevamo acqua corrente e se dovevamo bere, lo facevamo tutti dallo stesso mestolo. Di tanto in tanto penso a quanti problemi ci si fa oggi per bere dallo stesso bicchiere...>

A un certo punto tu trovasti lavoro...
<Negli Anni '40 erano gli uomini ad essere impegnati in Ferrovia, ma a un certo punto vennero chiamati alle armi e si dovette bandire un concorso per trovare nuovo personale. Io lo vinsi e iniziai a lavorare. Ero lì anche l'8 settembre del 1943 quando un Tedesco mi prese per l'orecchio chiedendomi perchè sorridessi felice. Io mi salvai, facendogli notare che quel giorno c'era un gran sole...>

Di lì a poco sarebbe cominciato il tuo impegno nella Resistenza.
<Venni avvicinata da Elio Gollini, che già conoscevo. Portavo medicinali, messaggi e materiale bellico. Lo facevo in bicicletta. All'epoca anche solo per girare in bicicletta era necessario il permesso, ma io lo ottenni in modo un po' rocambolesco. I Tedeschi ci avevano sequestrato un baule di biancheria e ci avevano dato un biglietto con il quale ci saremmo potuti far risarcire. Io andai al Comando Tedesco, dove mi dissero che il risarcimento sarebbe arrivato solo al termine della guerra. Mi mostrai molto delusa e loro mi diedero il permesso per andare in giro in bici per tirarmi su il morale>.

Come facevi a portare il materiale senza insospettire i nazifascisti?
<Avevamo creato delle borse con un doppio fondo. Sopra al materiale, poi, mettevamo del bucato sporco, in modo tale che non venisse voglia di rovistare dentro>.

Pedalare per chilometri e chilometri, comunque, non doveva essere facile...
<No, non lo era. A maggior ragione perchè non avevamo i copertoni, ma dovevamo avvolgere le camere d'aria attorno alle ruote delle bici>.

Ti sei adoperata anche in azioni di sabotaggio, vero?
<Sì. una volta andai con un partigiano chiamato Wilson alla scuola di Pontesanto che era stata occupata dai Tedeschi. Avevano attaccato i fili ai lampioni della strada e noi volevamo tagliarli, ma a un certo punto arrivò un Tedesco a chiederci cosa volessimo. Wilson, per tutta risposta, iniziò ad accarezzarmi e a abbracciarci e fu talmente convincente da fargli pensare che fossimo una coppietta che aveva semplicemente scelto il luogo sbagliato. La sua prontezza ci salvò>.

Altri episodi che ti sono rimasti impressi?
<Una volta dovevo svolgere una missione che prevedeva una parola d'ordine. Dovevo passare del materiale a una donna che era seduta lungo l'argine di un fosso ed effettivamente dopo un po' ne vidi una, ma non fu comunque facile dirle "Sei Marta o Maria?". Quando lei mi rispose "Sono Marta" tirai un sospiro di sollievo, pechè aveva risposto correttamente e le diedi il materiale>.

Ti dedicavi anche alla stampa di materiale clandestino?
<Sì, per giorni ho battuto i testi, ma all'epoca non c'erano i computer. La macchina da scrivere faceva moltissimo rumore e, siccome nell'appartamento accanto al nostro in vicolo Giudei, c'era un noto fascista io avevo messo un tappeto per terra e un tappeto sulla parete per attutire il rumore fatto dai tasti>.

Un giorno, però, nonostante le cautele, fosti denunciata. Da chi?
<Eh sì, un giorno arrivò un conoscente a dirmi che avevano fatto il mio nome e che di lì a poco le Brigate Nere sarebbero venute a prendermi. Era stata una mia compagna di classe. Io decisi che non sarei scappata, perchè era stata una mia libera scelta entrare nella Resistenza e non volevo che i Fascisti prendessero i miei familiari, cosa che sarebbe sicuramente avvenuta, se non avessero trovato me. Sono rimasta tre giorni nella Rocca, che allora era la prigione cittadina. Ho preso più botte in quei tre giorni che nei successivi cinque mesi passati nel campo di concentramento. A volte qualcuno mi chiede cosa avrei voluto fare alla compagna che mi aveva tradita. Istintivamente l'avrei voluta riempire di cazzotti - gli stessi che avevano dato a me - ma poi, quando dopo tanto tempo l'ho rivista, ho pensato fosse meglio guardarla a lungo. Non le ho più parlato comunque>.

Cosa successe in Rocca?
<Tante botte e tanti interrogatori. Mille domande con una rivoltella puntata. In tre giorni ho cambiato sei celle e dormito due volte sul pavimento. Una volta mi stavo spogliando, quando mi presero e mi portarono nella vasca che si trovava sui camminamenti della Rocca. Per fortuna non dovetti resistere tutta la notte, perché passò Pippo che illuminò tutto, me compresa, e i Tedeschi decisero di riportarmi di sotto>.

In quei giorni ci fu però un ragazzo tedesco...
<Un ragazzo tedesco della Wermacht che cercò di confortarmi e di aiutarmi. Mi aveva assicurato che mi avrebbe fatto scappare alle 20 del terzo giorno, ma a quell'ora vennero invece a prendermi per portarmi a San Giovanni in Monte a Bologna. Mi accompagnò e pianse al mio fianco per tutto il percorso. Arrivata a Bologna, anche una suora cercò di alleviare il mio dolore, dandomi una pomata da mettere sulle ferite più brutte>.

Per qualche giorno, grazie a un equivoco, ti salvasti dalla deportazione.
<Sì. Era arrivato l'ordine di trasferire Virginio Manaresi, ma le suore ovviamente non lo trovavano. Purtroppo il problema si risolve e venni caricata su un camion che ci mise due giorni ad arrivare a Bolzano, dove c'era il campo di concentramento. Vi passai cinque mesi con un solo paio di mutande e una canottiera, perchè mia madre aveva camminato da Imola a Bologna. Si era fatta dare la mia roba per lavarla e, quando era tornata, non mi aveva più trovato perchè mi avevano già trasferita al campo>.

Come era organizzato il campo? Ti diedero la divisa appena arrivata?
<A Bolzano non c'era la divisa a righe, ma una camicia nera. La prima che mi diedero era piena di pidocchi e chiesi alla Kapò se potevo andarla a cambiare. Quel giorno era in buona e mi disse di andare in lavanderia a prenderne un'altra. Quando vi arrivai sentii delle urla terribili... Ricordo ancora di una donna sui cinquant'anni a cui tolsero tutto, tranne la camicia nera. La fecero girare nel piazzale del campo facendole cose terribili. Pare avesse una figlia che morì al campo e una nipotina che non vidi più. Sulla piccola si raccontava una storia terribile: che fosse stata buttata in aria e colpita al volo. Non ho mai saputo se fosse vero>.


Cosa facevi al campo di Bolzano?
<Lavoravo. Tantissimo. Eravamo impiegati in una fabbrica di cuscinetti a sfera e avevamo turni dalle 8 alle 20 o dalle 12 a mezzanotte. Sempre fermi. Sempre in piedi. Ci veniva dato un solo pasto al giorno che era brodaglia in cui, di tanto in tanto, si potevano trovare due o tre pezzettini di bucce di patate o qualche chicco di riso. Un giorno finsi di aver bisogno di andare al bagno, solo per sgranchirmi un po' le gambe. Quando capirono che non avevo una estrema necessità, mi riportarono al mio posto a forza di calci nel sedere>.

Una volta ci fu anche la possibilità di mangiare un uovo, ma cosa hai dovuto fare per vincerlo?
<Lavorare ancora di più e ancora più velocemente di quanto già facessi. Io volevo tanto l'uovo e vinsi, ma in modo scorretto, prendendo dei cuscinetti finiti da un'altra stanza. Quando guardai in faccia le mie compagne, mi sentii tanto in colpa...>

Poi arrivò la possibilità della fuga. Come avvenne?
<Mi dissero che alle 20 ci sarebbe stata la possibilità di fuggire se mi fossi trovata in un dato posto e io ci provai. Uscita, mi sentii toccare sul collo e mi presi paura, ma erano persone buone che mi portarono in una cantina, al sicuro. Rimasi per un po' con i partigiani della Val di Non e mi presi anche la soddisfazione di arrestare con loro un comandante delle SS. Poi feci l'autostop fino a Verona e Bologna. A Imola arrivai su una motocicletta di un portaordini che doveva andare a Rimini>.



I tuoi genitori come vissero il tuo ritorno?
<Mia madre proprio quel giorno aveva ricevuto una lettera ed era andata dalla vicina per farsela leggere. Quando lei si avvicinò alla finestra per farlo, mi vide. Allora urlò "Gina!" e mia madre svenne, pensando che la lettera riportasse la notizia della mia morte. In realtà, io ero viva, nel giardino! A mio padre, che lavorava alla Fornace Gallotti, venne riferito da un conoscente che mi avevano visto a bordo di una motocicletta. Lui tornò a casa e mi abbracciò. Era il 13 maggio. Erano passati quasi sei mesi dal giorno del mio arresto, il 29 novembre. Avevo ancora il triangolo rosso che davano ai prigionieri politici e il mio numero - il 8.008 - che era scritto sulla camicia>.